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Videos from the gig:
Born To Cry
Aka Idiot
The Hives Il ventidue ottobre presso il C-side di Milano, si tiene l'unico appuntamento italiano (escluso l'EMA) del tour mondiale dei The Hives organizzato in occasione del loro ultimo lavoro Tyrannosaur Hives. Primo fatto da segnalare è il prezzo del biglietto; 20 euro, anche se spesi bene sembrano un po' troppi; in secondo luogo lascia perplessi la scelta della location: il C-side ha un'atmosfera carina ma non sembra adatto ad eventi come i live, lo spazio è poco e la gente più di quella che ci si potesse aspettare. Purtroppo la maggior parte di essa è straniera e, ad un certo punto, si ha la sensazione che nella sala ci siano più californiani e olandesi, piuttosto che milanesi. Da interpretare lasciandosi dietro qualsiasi accezione negativa di falsi moralisti, dico solo che non facciamo una bella figura come italiani nel campo musicale. Lo show inizia verso le 21 aperto da un gruppo con un nome fatto apposta: Cdoass. Il sestetto è veramente notevole e sorprendente, nella loro musica si mischiano sonorità di garage-rock, brit-pop e (poca) elettronica. Da segnalare la perizia e la bravura del bassista, una spanna sopra il resto della band. Il pubblico si scalda, ma viene raffreddato da un'attesa troppo lunga tra l'esibizione di supporto e quella principale, circa tre quarti d'ora. Finalmente, dopo un'estenuante attesa, entrano in scena gli Hives, scatenando subito il pubblico sulle note di Abra-cadaver e provocando un pogo che sinceramente mi coglie impreparato. Fantastici gli abiti con cui si presentano sul palco: scarpe bianche, pantaloni neri, camicia nera con fiocco bianco a doppia punta e giacca bianca. Look uguale a quello della copertina del CD. L'atmosfera è coinvolgente, con Pelle Almqvist (il cantante) che tiene un contatto col pubblico molto diretto e spontaneo, dando l'impressione di divertirsi parecchio, "Do you love Da Hives?", "Yeah!", ripetuto e ripetuto, "Do you love Da Hives?". Tra le altre cose risponde ad un insulto proveniente dalla platea: "Fuck You", "Fuck You too Italian guy". Una prima pausa: "Milan, I love you, but we must destroy you tonight!" dichiara infatti di amare Milano, ma di essere costretto a distruggerla con la potenza della musica. Il resto del gruppo non è da meno, volano bacchette e plettri in platea anche durante l'esibizione; grandi in particolare Nicholaus Arson e Chris Dangerous . Si alternano pezzi nuovi (Antidote come secondo pezzo, Missing Link, No Pun Intended, A Little More For A Little You, Diabolic Scheme su richiesta di un presente) a vecchi successi, come Hate to say I told you so (uno dei momenti più emozionanti è stata la parte di solo basso e voce, riascoltate questa parte " Do what I please gonna spread the disease because I wanna/Gonna call all the shots for the "No"s and the "Not"s because I wanna"), Main Offender, Statecontrol, Die, All Right!, Supply And Demand, dando però, ovviamente, la precedenza ai brani dell'ultimo Cd che include la fantastica e trascinante Two-time to touch and broken bones, e il singolo Walk idiot walk, dedicata (a quanto ho letto sui giornali italiani) al grande politico e stratega militare George W. Bush. Il gruppo è trascinante e l'ora e mezza del concerto scorre in fretta. Dopo la (finta) fine dell'esibizione, la band torna a scaglioni sul palco; il primo è il batterista che, sigaretta in bocca e bacchette alla mano, incita il pubblico a farsi sentire maggiormente; ricomincia così in un delirio totale lo show, con le ultime tre canzoni in scaletta: B IS for Brutus, Dead Quote Olympics e A.k.a. I.d.i.o.t. (vedi Barely Legal, primo cd). Alla fine della serata, appostato fuori del locale (eh sì, il Davide voleva pure l'intervista... :-), riusciamo ad entrare in contatto con alcuni elementi del gruppo, da segnalare la loro grande disponibilità e, finalmente, una security dotata almeno parzialmente di un cervello funzionante e di un po' di buonsenso, concedendoci di entrare nel backstage (se così si può chiamare, ricordo che questo gruppo ha suonato al Reading davanti a ca. 20.000 persone... Se passate dal locale, date uno sguardo all'entrata per gli artisti...) per alcune foto e autografi. Trovo il bassista, intento a asciugrasi i capelli, e dopo i complimenti:
"Leggo che suonerete agli EMA a Roma, vero?"
"Sė"
"Sai che i biglietti sono finiti in tre ore?... Li hanno comprati tutti per vedere gli Hives!"
"(ride) Assolutamente no, non credo proprio, ci sono altri artisti che sono il bersaglio maggiore dei fan.
Comunque apprezzo il fatto di una cosė massiccia affluenza"
"Di certo saprai che in queste situazioni di diciamo sold-out c'č sempre gente che se ne approfitta... Vendendo i biglietti a un prezzo triplicato..."
"In effetti..."
"Conosco molta gente che ci andrebbe volentieri, gl'ho promesso che vi avrei chiesto dei pass o qualcosa di simile..."
"Mi fa piacere questo entusiasmo, ma... Sai fosse stato per stasera, vi avrei fatto entrare tutti, ma quando c'è di mezzo Mtv non riusciamo a portare persino le nostre mogli... (ride)"
(rido) e mentre evito accuratamente le solite domande, di certo saranno stanchi di rispondere "E' bellissimo" a "Com'č suonare in Italia?" o altre simili, si fa vivo il chitarrista, un sorriso e una salvietta al collo, si parla dell'orrenda entrata che vi dicevo poche righe sopra e dell'orrendo backstage, confrontandolo con altri locali dove hanno suonato prima.
In conclusione un giudizio complessivo sui The Hives. Sono fantastici, il suono prodotto dal vivo e quasi identico a quello da loro offerto nei cd e, secondo chi scrive, hanno un grande pregio: č difficile collocare la band in un genere musicale specifico, infatti ho raccolto molti pareri, tutti diversi uno dall'altro, sia su internet che durante il concerto. Chi li definisce punk, garage-punk, rock 'n' roll... Personalmente non mi piace incastonare per forza un gruppo in una corrente musicale precisa, quindi il mio consiglio è di ascoltarli e basta perché ne vale veramente la pena.
written by Mabi and Regės 55
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